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PROGETTO DI RESTAURO DI VILLA VALIER-BEMBO – MIRA (VENEZIA)
Nell'ambito del restauro della cinquecentesca Villa Valier-Bembo antistante la Brenta, sono venuti alla luce alcuni affreschi attribuiti allo Zelotti, eseguiti nello stesso periodo in cui l'artista lavorava presso la vicina Villa Macontenta progettata dal Palladio. Questi affreschi sono all'interno di una scala a chiocciola (o lumaca) la cui struttura, gradini in trachite e parapetto in ferro battuto, sono pressochè identici a quelli che il Palladio pensò per il Convento della Carità a Venezia. Inoltre si è pure ipotizzata una ricostruzione della parte di villa antistante il fiume demolita nel 1932, avendo come elementi certi l'iconografia storica, tracce di fondamenta e altri reperti ritrovati nell'ambito del restauro della villa stessa. La ricostruzione, seppur teorica, precisa la dimensione della facciata sull'acqua, costituita da quattro paraste e un timpano conclusivo a raffigurare un grande arco trionfale, molto simile a quello che il Palladio progettò per l'arrivo a Venezia del Re Enrico III nel 1574
Lo zoccolo di muratura piena intonacata dal quale si dipartono le colonne in ordine gigante e la fascia terminale a faccia-vista sulla quale appoggia la copertura, sono gli elementi costruttivi che contraddistinguono questo progetto di un insediamento residenziale ubicato a pochi passi dalla palladiana Villa Malcontenta a cui si ispirano.
Uno dei primi esempi di abitazione lungo la Brenta, in
località Fossolovara (oggi Stra) che per vicinanza gravitava sotto
l'influenza della città di Padova.
Grande fermento culturale esisteva in quegli anni a Padova (sec. XV°)
e frequenti e importantissimi erano gli scambi con Firenze, dove si era in
pieno Rinascimento.
La tipologia della villa è di quelle che si distende sul terreno e
si protegge dal sole con un portico costituito da tre arcate a tutto sesto.
Evidentemente deve ancora nascere la concezione di “villa” come
Palladio la inventò.
In questo esempio, tra i primi che permangono ancora oggi, si notano particolarità
interessanti costituite dall'impianto della struttura del portico (colonne,
capitelli, archi) che presentano proporzioni simili a quelli dell'Ospedale
degli Innocenti che Brunelleschi aveva da poco costruito a Firenze. Inoltre,
il capitello è uguale a quello del chiostro dell'Abbazia di Praglia
(Padova) progettato da Lorenzo da Bologna che in quel periodo faceva la spola
da Firenze a Padova.
PROGETTO PER L'IMBALLO DI UNA CONFEZIONE DI SEI BOTTIGLIE BORDOLESI DI VINO
Relazione progettuale
Ci è sembrato subito che il concetto di vino fosse direttamente connesso a quello della casa, sia per essere, la casa, il sito ove esso viene prodotto, ma anche perché rappresenta il luogo per eccellenza, ove viene consumato.
Ecco perché nel pensare ad una nuova veste per questo prodotto l'abbiamo collegata all'immaginario che c'è della casa nella nostra mente.
Il Palladio, l'architetto classico, propagatore di stilemi
poi perpetuatesi nei secoli, é l'inventore della casa-villa.
Le opere del Palladio esprimono il meglio dei due mondi: quello aristocratico
e quello rurale.
Palladio adottò e impiegò spesso per i suoi edifici la SERLIANA.
La serliana é un arco a tutto sesto, affiancato da due aperture minori
con soprastante trabeazione dritta. Venne diffusa dall'architetto Sebastiano
Serlio (1475-1555 ), teorico bolognese autore di un trattato di sette libri
sull'architettura tra i quali quello sulla casa.
E anche quasi tutte le ville del Palladio hanno in comune la fronte del tempio
classico sormontata da un timpano, conformata come un vero e proprio portico
o come un rilievo semplicemente addossato alla facciata.
Nell'architettura classica superstite, questo elemento compare solo nelle
facciate dei templi.
Palladio ne fece un segno distintivo della sua opera. I committenti umanisti
non avrebbero certo consentito che le loro ambizioni residenziali venissero
espresse mediante un simbolismo religioso: se avessero considerato il portico
sormontato da un frontone come associato esclusivamente (o anche solo essenzialmente)
con l'architettura religiosa avrebbero avuto la sensazione di violare il “decorum“
vitruviano.
Ma Palladio giustificò l'uso del frontone classico richiamandosi alla
concezione storica secondo cui gli istituti sociali e quindi i tipi edilizi
si sono formati a partire dalle unità famigliari.
La casa pertanto precede il tempio e ne anticipa la forma
Siamo certi che il contenitore così disegnato sia
in grado di dare al fruitore una suggestione di: CLASSICITÀ ELEGANZA
QUALITÀ RAFFINATEZZA connessa alla tematica progettuale.
PROGETTO DI RISTRUTTURAZIONE
LAVANDERIE VENETE RIUNITE srl - MIRA
Nella metà del cinquecento, periodo temporale nel quale Palladio operava
a Venezia, era uso che le case patrizie inviassero (essendoci scarsità
d'acqua dolce in città) i panni da lavare in strutture sorte lungo
le rive della Brenta, nel territorio che andava dai Moranzani (l'Osteria del
Botteghin) fino a Mira.
L'attività di lavanderia che stiamo ristrutturando in località
Riscossa a Mira Porte è una delle ultime superstiti.
L'intervento, oltre che alla ristrutturazione completa del
ciclo lavorativo con il rinnovo degli impianti, prevede anche un restyling
all'esterno con l'uso di materiali moderni quali :
- l'acciaio corten (colore ruggine) a significare tempo e memoria storica;
- il vetro in doppia parete con intercapedine ventilata;
- il policarbonato e il lamierino microforato.
I colori all'esterno hanno un ulteriore significato:
- il colore azzurro sinonimo di ventilazione e ricambio d'aria;
- il colore giallo-grano sinonimo di ristorazione;
- il colore rosso sinonimo di energia.
Il tutto in un insieme armonico e estremamente rispettoso
del sito posto lungo le rive della Brenta.